Vorrei che tu fossi qui. Wish you were here

  Quanti di noi potrebbero dire, in tutta onestà, di non conoscere Wish you were here, il noto pezzo dei Pink Floyd del 1975 presente nell’omonimo album, di non averne mai canticchiato la celebre introduzione, con quel motivo ipnotico che sembra entrarti nella testa e non volerne più uscire, e sulla cui origine misteriosa verità e leggenda si mescolano, si confondono, di cui si dice addirittura che sia stata attinta da un altro mondo, nel passato o in un’altra dimensione?

Sergej Roić, scrittore di cui abbiamo apprezzato il recente Solaris. Parte seconda edito da Mimesis qualche mese fa, ne ha fatto addirittura il leit motiv per un viaggio straordinario nel corso del tempo (Sergej Roić, Vorrei che tu fossi qui. Wish you were here, Mimesis Edizioni, 2017, pp. 389), un motivo con cui accompagnare l’intera evoluzione dell’uomo, in pratica un archetipo culturale, “la melodia per eccellenza”, quella suonata all’alba dei tempi dall’artista albino su un flauto d’osso e riaffiorata più volte nel corso di migliaia d’anni, per incarnarsi con un’ultima, rivelatrice epifania nel brano della famosa band inglese e nella mente dei protagonisti del libro, grazie alla memoria collettiva condivisa da cui attingono. Continua a leggere

Falliti. Storie di ordinaria quotidianità

  I sei racconti di Falliti. Storie di ordinaria quotidianità, breve silloge di Vito Maselli edita da Les Flaneurs, ci propongono una originale e variegata scelta di casi i cui protagonisti sono personaggi che, giunti a un certo punto del cammino, in un momento particolare della propria vita, ne vengono improvvisamente travolti, e si fermano, si arrendono, sopraffatti da un senso di vuoto e di inutilità che li spinge a interrogarsi sul proprio ruolo e sul proprio destino, senza mai trovar rifugio però in un porto sicuro.

Sono degli uomini e delle donne cosi calati nei ruoli a loro assegnati da non essere in grado di rimettersi in gioco diversamente, di trovare un percorso alternativo, e che dinanzi a un dettaglio, a un incontro oppure a una scoperta o a un qualcosa di insolito che cambia il corso delle cose, vanno a fondo irrimediabilmente Continua a leggere

Requiem di Arlecchino

  Requiem di Arlecchino (Felix Krull Editore, 2007, pp. 288) è un lucido quanto amaro reportage diaristico delle avventure/disavventure della scrittrice Lodovica San Guedoro che, partita da Monaco animata da nobili intenzioni, giunge a Roma nell’autunno del 2005 alla ricerca di registi disponibili a mettere in scena i suoi testi teatrali, ritrovandosi però travolta, molto presto, da una serie innumerevole di situazioni, di cui alcune paradossali, che la prostrano, la abbattono, che la inducono a prendere atto che tentar di farsi strada nel mondo del teatro italiano significa innanzitutto mettere a repentaglio serenità e salute, nonché doversi munire di una pazienza infinita, messa alla prova costantemente da attese interminabili e telefonate estenuanti, rincorse infruttuose, lunghe “azioni” diplomatiche intraprese per trovare ascolto, richieste di intercessione che si rivelano vane, ma significa soprattutto combattere contro “l’ottuso potere dei vecchi“, una gerontocrazia avida e Continua a leggere

Gli altri fanno volume

  Preceduto dalla frase di Ennio Flaiano “I giorni indimenticabili nella vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.“, presa in prestito da Autobiografia del blu di Prussia e posta in esergo, questo agile, fulgido romanzo di Angelo Calvisi edito dalla giovane e intraprendente Pièdimosca Edizioni (Gli altri fanno volume, appunto) si presenta da subito con una soluzione narrativa che spiazza e incuriosisce il lettore: quella di parlare della vita di Paolo, il protagonista della vicenda, scegliendo solo sei giorni in tutto, sei giorni molto significativi, vuoi perché ritenuti esemplari, di un’età o di una condizione, o perché si rivelano dei momenti cruciali, delle tappe fondamentali, per cogliere l’essenza di un percorso. Continua a leggere

Dispari

  Animato dal nobile intento di mostrare il valore di coloro che a volte si sentono inadeguati a un contesto o a uno schema precostituito, cosa che in via del tutto pregiudizievole fa di loro dei “diversi” perché non omologabili, Dispari, romanzo saggio di Josè Stancarone edito in questi giorni da Les Flaneurs Edizioni, si affida alla voce di un eccentrico professore e a quella della sua giovane allieva per condurci nel mezzo di un piacevolissimo dialogo in cui i due riflettono e si interrogano sulla complessità della percezione umana, sull’ispirazione e sull’intuito, sulla componente creativa della nostra mente, attraverso due racconti, due casi di artisti apparentemente lontani ma molto vicini quando mettono in luce una personalità atipica, non allineata, dispari, appunto, rispetto ai canoni veri o presunti della “normalità”. Continua a leggere

Il tempo di un soffio

  Con le intense e commoventi pagine del suo nuovo libro (Il tempo di un soffio, Les Flâneurs Editore, 2019), pagine che potrebbero benissimo appartenere a una favola a lieto fine ma anche a una parabola edificante, di quelle che hanno tanto da insegnarci sulla vita e sugli uomini, Donato Di Capua ci trascina nel mezzo di un romanzo di formazione dai toni profondi e appassionati, in cui ad avere la meglio – cosa non scontata viste le premesse – sono i grandi valori che nessuno dovrebbe mai perdere di vista: la fratellanza, l’amore, l’umiltà, la solidarietà, l’amicizia. Continua a leggere

Progetto R.

  Giugno 2013. Un evento drammatico e all’apparenza incomprensibile sembra accomunare la vita di due uomini che non si conoscono ma che si ritroveranno ben presto complici: da un lato Mario Berni, ex vice redattore di una rivista mensile, che dopo la tragedia che l’ha colpito ha deciso di scappare via da tutto, di cambiare vita, mestiere e città, pur di non abitare negli stessi luoghi che possono riportarlo indietro con la memoria e pur di sottrarsi alla notorietà improvvisa che, suo malgrado, l’ha investito (“Aveva impiegato molto tempo per far perdere le sue tracce. L’uomo dai capelli corti e ordinati, miope e fuori forma che viveva a Milano, si era fatto crescere i capelli, era ricorso a un intervento chirurgico agli occhi e praticava molta attività fisica e si era trasformato in una specie di cavernicolo di montagna.“); e dall’altro Carlo Tebaldi, un avvocato romano, Continua a leggere

Agonia

  Sono davvero tanti i pregi di questo breve romanzo di Lodovica San Guedoro, Agonia. Lo strano incidente che capitò a Giulia Berri-Orff in quel tempo lontano, scritto tra il 2003 e il 2004 e proposto di recente dall’editore monacense Felix Krull, un testo che per temi e toni suggeriti può essere inteso come il prequel dei due lavori sentimentali dell’autrice, “Pastor che a notte ombrosa nel bosco di perdé…” e “Amor che torni…“, che sono di fatto un’opera sola.

Innanzitutto, una materia a veder bene non semplice da narrare perché priva di aspetti diegetici e composta essenzialmente di ricordi, di visioni, di momenti esemplari di un particolare stato d’animo, e che culmina con l’evocazione di un mancato incontro tra due esseri che si son cercati tempo addietro ma la cui unione non è giunta a compimento, viene qui riportata con una maestria unica ed ineguagliabile, mettendo in campo una vera voce autoriale, che incanta e irretisce il lettore aggiogandolo di volta in volta con atmosfere sospese e rarefatte, fuggevoli ed enigmatiche, di grande bellezza. E poi c’è la lingua, così limpida e alta, di una compostezza formale inusuale, degna di un classico, che ci consegna alla fine tra le mani un frammento lirico dal valore e dall’incanto straordinari. Continua a leggere

L’isola di Brendano

  Primo titolo della collana Opere di Carlo Sgorlon. Inediti, saggi e studi con la quale Mimesis si propone di offrire ai lettori la pubblicazione di tutti gli inediti dello scrittore friulano scomparso poco più di un decennio fa, L’isola di Brendano è un romanzo dalla inconfondibile vena esemplare e dai forti elementi simbolici, che ci parla di un ritorno, di un nostos in piena regola.

Protagonista della vicenda è infatti un architetto di origini irlandesi, Brendano Mac Finnegan, che lascia Baltimora, sua patria d’adozione, per stabilirsi in una piccola cittadina del Friuli dove ha trascorso l’infanzia e presso la quale ha accettato di eseguire i lavori di ristrutturazione e di rinforzo degli edifici pericolanti colpiti da un recente terremoto. È una scelta cruciale, dettata all’apparenza da motivi di stretta convenienza, che sottende però, in modo chiaro, il desiderio di Brendano di ricongiungersi al suo passato, così Continua a leggere

La verità dei topi

  La verità dei topi di Massimiliano Nuzzolo, edito da Les Flâneurs Edizioni, è un romanzo davvero allegro, ironico, che ama giocare molto con i generi narrativi e condurci con leggerezza in storie assurde e rocambolesche.

È infatti un libro che fa dell’ibridazione il suo punto di forza, una sorta di piccolo pastiche, che inizia o dà l’idea di iniziare come un thriller di fantapolitica (“Mr. Kospic, quante volte le abbiamo detto di non mettersi in contatto col nemico? (…) Nel suo cappotto abbiamo trovato il microfilm.“) ma che vira presto su atmosfere e toni da realismo puro (“Aveva conosciuto da subito la fame e la strada e, ben presto, aveva dovuto ingegnarsi a trovare un modo per sbarcare il lunario.“) e che prosegue con i tratti tipici di un bildungsroman, Continua a leggere

Odio senza fine

  Berlino, notte del 30 gennaio 1933. Forse non è un caso che la prima immagine con cui si apre il romanzo sia quella di una camera da letto avvolta dal gelo in cui Annelore, personaggio chiave e filo conduttore della vicenda, tenta strenuamente di riscaldarsi sotto le coperte, senza riuscirci, un’immagine che non è solo lo specchio immediato della profonda solitudine in cui versa la donna e del senso di angoscia dilagante che ne pervade l’esistenza, come di quello delle persone che la circondano, ma che è anche la perfetta metafora della condizione di un intero paese, che ben rende, cioè, assieme agli incubi che la tormentano e l’assillano, in cui ricorrono il volto deformato di Göering e le violenze urbane perpetrate dalle SA, l’idea inconfondibile di una fine. Continua a leggere

H. Come Hitler vedeva i suoi tedeschi

  Preceduto da un’acuta prefazione di Franco Cardini che pone l’accento sull’approccio del tutto nuovo che ci viene proposto, che mira ad offrirci l’immagine inusuale di un Hitler “umanamente comprensibile” e vero (che non vuol dire che vada assolto e perdonato per ciò che ha fatto ma che la forma narrativa può forse renderlo meglio decifrabile), questo breve romanzo di Johann Lerchenwald (J. Lerchenwald, H. Come Hitler vedeva i suoi tedeschi, pp. 245, Editoriale Jouvence, 2020) infrange a veder bene più di un tabù: innanzitutto quello della figura dell’invincibile condottiero promossa dalla propaganda di regime e dallo stesso dittatore, che nelle pagine lascia il posto invece a un uomo fragile, timido, spesso abulico e contraddittorio, con la testa piena di idee confuse, che gioisce, per esempio, per essere riuscito a farsi dichiarare inabile alla leva austriaca e che poco dopo corre ad arruolarsi volontario in Germania pur di dare un senso ai propri giorni; a un uomo quasi sempre tormentato, disperato, in più occasioni aspirante suicida, che, non avendo ancora un piano né un obiettivo accattivante da presentare al proprio Continua a leggere

Scrittore contro. L’opera di Leonardo Sciascia

  Fu lo stesso Sciascia a dichiarare in un’intervista a L’Espresso del 1983: “Se qualcuno mi corre dietro chiamandomi intellettuale, non mi volto nemmeno“, come a voler sottolineare, probabilmente, l’intenzione di sfuggire a un’etichetta precostituita, ad un incasellamento troppo semplice e fuorviante, che poco si prestava a rendere l’idea di un “libero letterato, dissidente e disobbediente“, sempre lucido nel mettere in chiaro i meccanismi del potere e della malavita e i contrasti del suo tempo. Continua a leggere

Santi, poeti e commissari tecnici

  Se davvero volessimo provare a guardare il calcio con occhi diversi, imparare a sorriderne e a non prendere troppo sul serio questo sport che assurge molto spesso, nel nostro Paese, a condizione di credo religioso o ad unica ragion di vita, probabilmente a causa di un’allucinazione collettiva, allora i racconti di Angelo Orlando Meloni potrebbero fare al caso nostro.

Santi, poeti e commissari tecnici (Angelo Orlando Meloni, Santi, poeti e commissari tecnici, Miraggi Editore, 2019, pp. 192), infatti, è un’agile, allegra raccolta che con uno sguardo ironico, leggero, ci parla di questo mondo variegato e di tutto l’universo che vi ruota attorno: dall’accesa rivalità tra tifosi che odiano per partito preso a chi vive solo di derby e di calciomercato, ai campioni veri o presunti, alle attese spasmodiche e alle notti insonni di coloro Continua a leggere

Il Carme di Ildebrando. Un padre, un figlio, un duello

 Primo libro della nuova collana Testi del Medioevo Germanico della Meltemi Editore, questo brillante saggio di Alessandro Zironi dal titolo Il carme di Ildebrando. Un padre, un figlio, un duello (Meltemi Editore, 2019, pp. 176) ci propone un’analisi estremamente chiara ed approfondita di una delle opere “più intriganti, ma allo stesso tempo inafferrabili” fra quelle che la storia, benevolmente, ci ha permesso di ricevere dal passato germanico: è il più antico componimento eroico della tradizione letteraria tedesca, un testo di appena 68 versi, giuntoci privo di titolo (è la critica tedesca ad averlo chiamato Hildebrand(s)lied), che per ragioni stilistiche può essere definito una canzone e per la tragicità e la solennità che lo caratterizzano un carme, il cui unico testimone a noi pervenuto venne copiato in un manoscritto dell’abbazia di Fulda, in Germania, attorno agli anni trenta del IX secolo. È un testo di cui non si conosce esattamente l’origine e che presenta inoltre una veste linguistica che è quanto di più inconsueto si possa immaginare perché riporta forme fonetiche longobarde, bavaresi, franconi orientali, basso franconi e sassoni, in forma di versi lunghi germanici, cioè nel metro della poesia eroica. Continua a leggere