La verità dei topi

  La verità dei topi di Massimiliano Nuzzolo, edito da Les Flâneurs Edizioni, è un romanzo davvero allegro, ironico, che ama giocare molto con i generi narrativi e condurci con leggerezza in storie assurde e rocambolesche.

È infatti un libro che fa dell’ibridazione il suo punto di forza, una sorta di piccolo pastiche, che inizia o dà l’idea di iniziare come un thriller di fantapolitica (“Mr. Kospic, quante volte le abbiamo detto di non mettersi in contatto col nemico? (…) Nel suo cappotto abbiamo trovato il microfilm.“) ma che vira presto su atmosfere e toni da realismo puro (“Aveva conosciuto da subito la fame e la strada e, ben presto, aveva dovuto ingegnarsi a trovare un modo per sbarcare il lunario.“) e che prosegue con i tratti tipici di un bildungsroman, Continua a leggere

Non c’è, e non deve esserci

  Vincitrice dell’European Union Prize for Literature ed edita in Italia da Mimesis nella preziosa collana eLit, Non c’è, e non deve esserci di Edina Szvoren è una breve ma intensa raccolta di racconti che ci presenta una Ungheria intima, familiare, osservata dall’interno delle mura di casa, raccontata attraverso le storie di alcuni personaggi colti a più riprese nell’arco della loro vita, dall’infanzia all’età adulta, il cui destino è quello di incontrarsi, sempre però nel raggio ristretto della quotidianità di una vita ordinaria.

In molti casi i racconti sembrano proporre uno sguardo dal basso, e quindi innocente, ingenuo, a volte sbalordito, sulle cose, poiché le voci narranti sono per lo più di bambini che guardano, si interrogano, si stupiscono della mancata corrispondenza degli adulti che li circondano, che sono eternamente Continua a leggere

Odio senza fine

  Berlino, notte del 30 gennaio 1933. Forse non è un caso che la prima immagine con cui si apre il romanzo sia quella di una camera da letto avvolta dal gelo in cui Annelore, personaggio chiave e filo conduttore della vicenda, tenta strenuamente di riscaldarsi sotto le coperte, senza riuscirci, un’immagine che non è solo lo specchio immediato della profonda solitudine in cui versa la donna e del senso di angoscia dilagante che ne pervade l’esistenza, come di quello delle persone che la circondano, ma che è anche la perfetta metafora della condizione di un intero paese, che ben rende, cioè, assieme agli incubi che la tormentano e l’assillano, in cui ricorrono il volto deformato di Göering e le violenze urbane perpetrate dalle SA, l’idea inconfondibile di una fine. Continua a leggere

H. Come Hitler vedeva i suoi tedeschi

  Preceduto da un’acuta prefazione di Franco Cardini che pone l’accento sull’approccio del tutto nuovo che ci viene proposto, che mira ad offrirci l’immagine inusuale di un Hitler “umanamente comprensibile” e vero (che non vuol dire che vada assolto e perdonato per ciò che ha fatto ma che la forma narrativa può forse renderlo meglio decifrabile), questo breve romanzo di Johann Lerchenwald (J. Lerchenwald, H. Come Hitler vedeva i suoi tedeschi, pp. 245, Editoriale Jouvence, 2020) infrange a veder bene più di un tabù: innanzitutto quello della figura dell’invincibile condottiero promossa dalla propaganda di regime e dallo stesso dittatore, che nelle pagine lascia il posto invece a un uomo fragile, timido, spesso abulico e contraddittorio, con la testa piena di idee confuse, che gioisce, per esempio, per essere riuscito a farsi dichiarare inabile alla leva austriaca e che poco dopo corre ad arruolarsi volontario in Germania pur di dare un senso ai propri giorni; a un uomo quasi sempre tormentato, disperato, in più occasioni aspirante suicida, che, non avendo ancora un piano né un obiettivo accattivante da presentare al proprio Continua a leggere

Scrittore contro. L’opera di Leonardo Sciascia

  Fu lo stesso Sciascia a dichiarare in un’intervista a L’Espresso del 1983: “Se qualcuno mi corre dietro chiamandomi intellettuale, non mi volto nemmeno“, come a voler sottolineare, probabilmente, l’intenzione di sfuggire a un’etichetta precostituita, ad un incasellamento troppo semplice e fuorviante, che poco si prestava a rendere l’idea di un “libero letterato, dissidente e disobbediente“, sempre lucido nel mettere in chiaro i meccanismi del potere e della malavita e i contrasti del suo tempo. Continua a leggere

Santi, poeti e commissari tecnici

  Se davvero volessimo provare a guardare il calcio con occhi diversi, imparare a sorriderne e a non prendere troppo sul serio questo sport che assurge molto spesso, nel nostro Paese, a condizione di credo religioso o ad unica ragion di vita, probabilmente a causa di un’allucinazione collettiva, allora i racconti di Angelo Orlando Meloni potrebbero fare al caso nostro.

Santi, poeti e commissari tecnici (Angelo Orlando Meloni, Santi, poeti e commissari tecnici, Miraggi Editore, 2019, pp. 192), infatti, è un’agile, allegra raccolta che con uno sguardo ironico, leggero, ci parla di questo mondo variegato e di tutto l’universo che vi ruota attorno: dall’accesa rivalità tra tifosi che odiano per partito preso a chi vive solo di derby e di calciomercato, ai campioni veri o presunti, alle attese spasmodiche e alle notti insonni di coloro Continua a leggere

Giro di vita

  Diviso in due parti, ognuna coincidente con un periodo della vita del protagonista (che dopo alcuni episodi turbolenti si allontana da Bari e che in seguito decide di farvi ritorno da uomo maturo), questo primo, agile romanzo di Alessio Rega (Giro di vita, Les Flaneurs Editore, 2019, pp. 181) ci racconta con una lingua nitida e piana le vicende del giovane Gabriele, partendo dagli anni della sua prima adolescenza, dall’età cioè in cui tanta importanza hanno gli amici e le prime passioni, le uscite e le prime cocenti delusioni, gli amori che vorresti che durassero in eterno e la musica, la squadra del cuore, ma anche le incertezze e i dubbi, finanche il dolore dovuto al matrimonio finito dei suoi genitori, che lo ha segnato nel profondo e che lo affligge, per lo meno fino all’arrivo improvviso di Chiara, una ragazza che sembra offrirgli un Continua a leggere

Il Carme di Ildebrando. Un padre, un figlio, un duello

 Primo libro della nuova collana Testi del Medioevo Germanico della Meltemi Editore, questo brillante saggio di Alessandro Zironi dal titolo Il carme di Ildebrando. Un padre, un figlio, un duello (Meltemi Editore, 2019, pp. 176) ci propone un’analisi estremamente chiara ed approfondita di una delle opere “più intriganti, ma allo stesso tempo inafferrabili” fra quelle che la storia, benevolmente, ci ha permesso di ricevere dal passato germanico: è il più antico componimento eroico della tradizione letteraria tedesca, un testo di appena 68 versi, giuntoci privo di titolo (è la critica tedesca ad averlo chiamato Hildebrand(s)lied), che per ragioni stilistiche può essere definito una canzone e per la tragicità e la solennità che lo caratterizzano un carme, il cui unico testimone a noi pervenuto venne copiato in un manoscritto dell’abbazia di Fulda, in Germania, attorno agli anni trenta del IX secolo. È un testo di cui non si conosce esattamente l’origine e che presenta inoltre una veste linguistica che è quanto di più inconsueto si possa immaginare perché riporta forme fonetiche longobarde, bavaresi, franconi orientali, basso franconi e sassoni, in forma di versi lunghi germanici, cioè nel metro della poesia eroica. Continua a leggere

Amori elusivi

  Con un tono di volta in volta grottesco, surreale, fantasioso, questa nuova raccolta di Fabio Zuffanti dal titolo Amori elusivi (Fabio Zuffanti, Amori elusivi, Les Flâneurs Editore, 2019, pp. 122) ci regala un’incredibile girandola di storie, di episodi, di frammenti di vita con relativa galleria di personaggi, che ruota attorno ad unico grande tema, all’amore vissuto o immaginato ma sempre eluso. Si tratta di pezzi molto brevi, alcuni brevissimi, proposti con una scrittura limpida, lineare, non affatto pesante, che trova la giusta misura del racconto nell’arco di tre, quattro pagine al massimo, e nei quali l’intento principale pare essere non tanto quello di tratteggiare caratteri o di stigmatizzare certi modi di agire, quanto di porre sotto gli occhi del lettore Continua a leggere

Il linguaggio di Cthulhu. Filosofia e Dizionario di H. P. Lovecraft

  Diviso in più sezioni, ognuna dedicata ad un aspetto dell’opera di Howard Phillips Lovecraft, questo ampio saggio proposto da Daniele Corradi (Daniele Corradi, La lingua di Cthulhu. Filosofia e Dizionario di H. P. Lovecraft, Editoriale Jouvence, 2019, pp. 313) è una disamina molto accurata della lingua, delle tecniche narrative e della filosofia dello scrittore di Providence, elementi che, come ci spiega abilmente l’autore, in realtà non andrebbero mai disgiunti l’uno dall’altro ma sempre messi in intima connessione. Continua a leggere

Sognando la vita

  Dopo una vita intensa dedicata alla poesia, ai romanzi, alle recenti narrazioni di viaggio e alle tante, innumerevoli, traduzioni di libri di autori inglesi e americani (tra cui ben quattro Premi Nobel), lo scrittore Mario Biondi ci regala questa volta una raccolta di racconti dal titolo Sognando la vita (Sognando la vita, Oligo Editore, 2020, pp. 140), la sua prima, se non andiamo errati, e lo fa con un tono amabile, con una dolce e misurata ironia, e con quella che sembra essere una costante della sua narrativa, la ricorrenza di opera in opera dei personaggi a lui cari, vuoi in veste di comprimari o di protagonisti, in puro stile balzachiano. È infatti lo stesso scrittore a venirci incontro e a dirci nell’Introduzione, in modo chiaro: “Questo Mondo Altro [la letteratura] è ovviamente popolato da personaggi, i quali di conseguenza vivono una loro vita parallela a quella del narratore, fianco a fianco con lui, come suoi condomini se non commensali. Diversi di questi miei commensali fanno capolino anche in questi racconti.Continua a leggere

L’orrore a Red Hook

  È da poco disponibile per i tipi di Jouvence, con la traduzione e la curatela di Daniele Corradi, una nuova edizione di due racconti chiave di H. P. Lovecraft, riuniti sotto il titolo di L’orrore a Red Hook. La chiamata di Cthulhu. Si tratta di due testi molto vicini, a livello temporale, per quanto riguarda la genesi, poiché scritti entrambi durante l'”esilio” newyorkese di Lovecraft, durato tra il febbraio del 1924 e l’aprile del 1926, un periodo in cui – come spiega bene Corradi nell’introduzione – lo scrittore di Providence, dopo aver sposato Sonia Haft Greene ed essersi stabilito a Brooklyn in cerca di un impiego adatto alle proprie aspirazioni, senza mai riuscire a trovarlo, sperimentò sotto ogni ambito, matrimoniale, etnico, professionale, il “ribollente caos dell’alterità, dell’esternalità“, un’esperienza che si rivelò a tutti gli effetti “depersonalizzante e disumanizzante” e che lo indusse in conclusione a far ritorno nella sua città natale. Continua a leggere

All’ombra della Collina dei galli, un’intervista ad Osvalds Zebris

  All’ombra della collina dei Galli di Osvalds Zebris è un breve romanzo storico che ha come sfondo la Riga del primo Novecento, più precisamente quella degli anni 1905-06, quando l’ondata rivoluzionaria già scoppiata in Russia a seguito della sconfitta nella guerra russo-giapponese si estese rapidamente anche alle città e alle campagne lettoni, portando con sé disordini e violenze di ogni tipo. Con grande perizia l’autore affronta vari temi: la lotta e il sacrificio dei giovani lettoni che son dovuti crescere in fretta e che hanno pagato con il sangue il rifiuto del dominio straniero sulla propria terra; la violenza cieca e irrazionale delle masse contadine che cercavano nella rivolta contro i signori la vendetta più che la giustizia; l’antisemitismo orrido che aleggiava ovunque tra la gente, ricca o povera che fosse, anche tra quella che, occupando un ruolo istituzionale, avrebbe dovuto far uso di un maggiore buonsenso; l’amaro destino della prima generazione di insegnanti lettoni repressa duramente dal regime zarista che intendeva a quel modo non solo riportare l’ordine nelle province asservite ma anche colpire l’identità linguistica e culturale del popolo lettone eliminando fisicamente la sua prima intellighenzia, quella che aveva visto nell’insegnamento in lingua madre un elemento imprescindibile per la costruzione di uno spirito nazionale. Continua a leggere

Fuoco pallido. W. G. Sebald e l’arte della trasformazione

  Fuoco pallido. W. G. Sebald: l’arte della trasformazione di Salvatore Tedesco è un notevole saggio pubblicato dalla Meltemi che si propone di tornare circostanziatamente su alcuni passi dell’opera poetica e critica del grande scrittore tedesco (“per riprendere a seguirne i percorsi, per scorgere ulteriori strati, ulteriori tempi che vi sono custoditi“), un’opera che l’autore dimostra di conoscere a menadito, in modo profondo, e di cui di volta in volta, con estrema competenza, fornisce frammenti, spiegazioni, opportuni rimandi a pagine di altri romanzieri e pensatori (in primo luogo ad alcuni testi di Nabokov, tra cui Fuoco pallido, appunto, con cui Sebald tesse un fitto dialogo), risultando in definitiva, per questi e per molti altri aspetti, illuminante. Continua a leggere

La vita moltiplicata, un’intervista a Simone Ghelli

  “Immobile dinanzi alla distruzione, come l’osservatore esterno nel Naufragio della speranza dipinto da Caspar David Friedrich, Iuri ebbe una visione nitida del quadro che aveva davanti: la realtà era lì a due passi, tumultuosa incandescente, fatta di banchi che si scontravano – proprio come le lastre di ghiaccio nell’opera del pittore tedesco – e che promettevano l’avvento di un mondo nuovo, finalmente libero (forse) dal dominio delle apparenze.”

Abbiamo letto di recente, e con vero piacere, il nuovo libro di Simone Ghelli La vita moltiplicata, una raccolta di racconti edita da Miraggi Edizioni che ci ha colpito per la potenza data dall’autore all’onirico, allo psichico, alla vita interiore dei personaggi, che in questo moltiplicare la vita cercano una via di fuga dalla vita stessa, da una realtà che spesso li sconfessa, li disattende.

Abbiamo approfittato della sua disponibilità per porgli qualche domanda.

Innanzitutto, come è nata l’idea di questo libro, di questa raccolta?

Le mie raccolte sono nate sempre a posteriori, nel senso che dopo un po’ mi sono reso conto di aver scritto dei racconti che avevano per così dire un’aria comune, un’atmosfera che li teneva insieme. Non sono mai partito dall’idea di una raccolta, da un filo conduttore da seguire. È qualcosa che realizzo soltanto dopo. Ovviamente, una volta deciso di metterli insieme, ci torno sopra. È successo così anche con questa. Continua a leggere