Dura madre. L’infinito di Leopardi, un’intervista all’autore

In un mondo simile come una goccia d’acqua al nostro, in cima a una torre futuristica Mario Nazor dà appuntamento a Matt Kowalski, responsabile del progetto Memoria. Mario vuole raccontare a Kowalski il percorso cognitivo di suo fratello Neven che ha intravisto o sognato la forma dell’universo. Il romanzo consta del racconto di Mario che segue le tracce del fratello dapprima attraverso le vaghe forme di un sogno di creazione e poi, più concretamente, addentrandosi nel passato della loro famiglia che origina dal villaggio di Santa Caterina sull’isola di Malina nell’ineffabile terra Valnazia. Mario scoprirà che la parola chiave dell’universo è “infinito” e che questa parola e la stessa forma del tutto era già contenuta in un componimento poetico di Giacomo Leopardi, scritto 14 miliardi di anni prima. Per ogni più piccolo riposizionamento dell’universo (qualche idea, alcune riflessioni, dei nuovi nomi) è infatti necessario un intero ciclo di 14 miliardi di anni. Nel viaggio a ritroso Mario incontrerà la popolazione dei Bili, una schiatta di albini custodi della memoria, e persino due personaggi che in una torre futuristica di 14 miliardi di anni prima dibattevano dell’idea di Leopardi: evolviamo in un abisso, siamo il prodotto di una storia infinita.

In occasione dell’uscita dell’ultimo romanzo di Sergio Roic “Dura madre. L’infinito di Leopardi” ho approfittato della disponibilità dell’autore per porgergli qualche domanda. Continua a leggere

Feríta. Giovanna d’Arco, anno 1971

Ieri ho avuto il piacere di dialogare in diretta con Sergio Roic in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo “Feríta. Giovanna d’Arco, anno 1971” (Mimesis), una distopica visione del post-Sessantotto parigino attraverso lo sguardo del regista russo Martin Aleksandrovicv Belogradski e del filosofo di sinistra Eric Ferita.

Qui il link della diretta:

          

Vorrei che tu fossi qui. Wish you were here

  Quanti di noi potrebbero dire, in tutta onestà, di non conoscere Wish you were here, il noto pezzo dei Pink Floyd del 1975 presente nell’omonimo album, di non averne mai canticchiato la celebre introduzione, con quel motivo ipnotico che sembra entrarti nella testa e non volerne più uscire, e sulla cui origine misteriosa verità e leggenda si mescolano, si confondono, di cui si dice addirittura che sia stata attinta da un altro mondo, nel passato o in un’altra dimensione?

Sergej Roić, scrittore di cui abbiamo apprezzato il recente Solaris. Parte seconda edito da Mimesis qualche mese fa, ne ha fatto addirittura il leit motiv per un viaggio straordinario nel corso del tempo (Sergej Roić, Vorrei che tu fossi qui. Wish you were here, Mimesis Edizioni, 2017, pp. 389), un motivo con cui accompagnare l’intera evoluzione dell’uomo, in pratica un archetipo culturale, “la melodia per eccellenza”, quella suonata all’alba dei tempi dall’artista albino su un flauto d’osso e riaffiorata più volte nel corso di migliaia d’anni, per incarnarsi con un’ultima, rivelatrice epifania nel brano della famosa band inglese e nella mente dei protagonisti del libro, grazie alla memoria collettiva condivisa da cui attingono. Continua a leggere

Solaris parte seconda, un’intervista a Sergej Roić

  Abbiamo letto e apprezzato in questi giorni il nuovo libro di Sergej Roić Solaris parte seconda, edito da Mimesis, un romanzo che trae ispirazione dal complesso e affascinante immaginario fantascientifico di Stanislaw Lem, autore di Solaris, per scrivere un capitolo nuovo, o meglio una nuova storia, e cimentarsi a sua volta, con precisi e profondi riferimenti teorici di carattere filosofico e scientifico, con l’inconoscibile, l’inesplicabile, l’inafferrabile che Solaris nel suo complesso rappresenta.

Abbiamo approfittato della disponibilità di Sergej Roić per porgergli qualche domanda. Continua a leggere

Solaris parte seconda

  A quasi sessant’anni dalla sua pubblicazione (1961) sembra proprio che Solaris, romanzo cult di Stanislaw Lem e punto di riferimento imprescindibile della fantascienza odierna (o meglio della fantafilosofia, o della metafantascienza, come propongono alcuni), goda ancora di ottima salute nonché di attenzione ed interesse imperituri, dovuti di certo alle due famose trasposizioni cinematografiche che ne hanno amplificato la notorietà ma anche, e soprattutto, al fascino dei tanti, numerosi interrogativi in esso posti dall’autore e con i quali in molti si confrontano tuttora. Continua a leggere