Voce del verbo mare

  A qualche anno da Le ore del terrore (L’Arcolaio) e dopo i racconti di Vi dichiaro marito e morte (Ensemble), Simone Consorti torna in libreria con Voce del verbo mare (Arcipelago Itaca), una preziosa silloge poetica che con una grande felicità espressiva ci cala nel tempo etereo e indecifrabile dell’attesa, un’attesa dalla forte impronta messianica, dietro la quale non si fatica a cogliere un’accorata preghiera levata al cielo affinché un dio finalmente si riveli e il mondo tradisca il proprio senso. Continua a leggere

Interno rosso Marte

  Edita di recente da Gattomerlino Superstripes nella collana Quaderni di pagine nuove, Interno rosso Marte di Rosaria Ragni Licinio è una breve ma alquanto significativa silloge poetica che ha la rara capacità di esprimere in versi fulgidi, dalla forte impronta icastica, la dissonanza odierna tra l’io e il mondo che lo circonda e lo stordimento acuto che ne segue. Sembra infatti che l’esigenza primaria di questa poesia così decisamente connotata dal tormento e da una agonia onnipresente sia quella di dare voce a una condizione di profondo smarrimento, e quindi di straniamento, dovuta a un quotidiano ostile che priva di parola e che colpisce al cuore (“ma qualcosa mi brucia / anche il cuore, / qualcosa qui accende / un mare / di memoria e di zinco.“), che annienta e toglie il fiato per sfinimento, per sottrazione di vita, condizione a cui paiono alludere anche i versi di Bellezza posti in epigrafe, in cui la notte viene evocata come un balsamo salvifico o come il rifugio conquistato e strenuamente difeso nei confronti di un ordinarietà che insistentemente bussa alla porta, che affligge e che disarma, che incessantemente disfa i giochi predisposti ingenuamente dall’io per lasciarlo sbigottito dinanzi al vuoto. Continua a leggere

Poco allegretto

  Terzo titolo della collana Poesia della casa editrice Il ramo e la foglia edizioni, Poco allegretto è una preziosa quanto piacevole raccolta di rime che porta all’attenzione dei lettori italiani l’opera del poeta portoghese Manuel De Freitas, una voce molto apprezzata in patria ma poco conosciuta nel nostro paese.

È una silloge, curata e tradotta da Roberto Maggiani, che ci propone una scelta molto ampia di liriche (vanno dal 2000, anno di pubblicazione di Todos contentes e Eu Também, primo titolo del poeta, al 2014, anno in cui ha visto la luce Ubi sunt) e che dunque ha il merito di fornirci un ritratto a tutto tondo di uno degli autori più originali ed interessanti della poesia portoghese contemporanea, un autore che ha fatto dell’ordinario, e della irrimediabile caducità delle cose, l’oggetto privilegiato del suo poetare. Continua a leggere