Il mio racconto “La casa sul mare” su Versante Ripido

tn_razzia-pret-a-porter-VERT  Era giunta così, anche stavolta, per lei, l’ora dei saluti e dei rimpianti. Il tempo a sua disposizione era finito e presto, volente o nolente, sarebbe ripartita. L’indomani, di primo mattino, sarebbe corsa d’un fiato all’aeroporto e avrebbe messo piede sull’aereo che l’avrebbe condotta lontano e poi chissà, chissà quando l’avrebbero rivista. Per questo, lo sapeva, la casa che l’ospitava cominciava ad affollarsi di gente, di amici e conoscenti, che giungevano fin lì per salutarla. Venivano a trovare lei, che tornava in quel posto dov’era nata ogni tanto, con l’idea di vivere quei giorni pienamente, centellinando i momenti. Incredibilmente, però, lei filava via adesso lungo la strada, noncurante di tutto. (leggi tutto il racconto)

Il mio racconto “Quel giorno” su Il Paradiso degli Orchi

 Forse non ho mai appreso cosa voglia dire due-sono-le-coseamarsi prima di quel giorno. Dico di quel giorno particolare in cui, ancor confuso e con molte idee vaghe in testa, rientravo a casa mia dopo un pomeriggio passato in strada a bighellonare, solo e senza molta fortuna. Avevo sedici anni all’epoca o forse meno, non ricordo, e non ero certo nel mio periodo migliore, nel più bello dei momenti, ferito com’ero dagli esiti di una storia non proprio edificante. So solo che fino ad allora avevo cercato l’amore più volte e con convinzione, senza perdermi d’animo, illudendomi anche di averlo trovato, di esserne stato travolto, senza in realtà capirci molto. (leggi tutto il racconto)

Il mio racconto “Il tempo passa, le cose cambiano” su Il Paradiso degli Orchi

miniracconti_283_fotoprincipale  Come accade spesso in amore, quando in una coppia la passione si fa da parte per lasciare il posto all’affetto dopo tanti anni di convivenza, anche tra Lisa e Paolo con l’andare del tempo erano cambiate molte cose e dopo i primi momenti folgoranti in cui l’ardore l’aveva fatta da padrone, rallegrando e conducendo lietamente i loro giorni senza freni e ipocrisie, quel fuoco esuberante e mai sazio e che mai trovava pace a poco a poco s’era spento, lasciandoli solo con la gioia di rimestare ogni tanto col bastone tra le ceneri crude. (leggi tutto il racconto)

Il mio racconto “L’età dell’amore” sulla rivista Fralerighe

 Ora scendono insieme per l’antico ed arduo greto, lungo il sentiero. Si inoltrano attenti tra il ricco fogliame, tra gli arbusti folti ed irti. Li lambiscono da ambo i lati i faggi e i grossi lecci assaliti dai rovi, le cui figure adunche e snelle ne emergono a stento. È l’ora ormai tarda del giorno in cui il sole, già basso all’orizzonte, ne esalta il profilo, filtra e occhieggia tra i rami ozioso, frugando tra gli spazi e le ombre, indorando le foglie. E tutto è calmo laggiù, di una pace serafica, cullato dal ronzare assiduo e monotono delle cicale schiantate dal caldo, mentre qualche fringuello in volo di ramo in ramo a volte li desta. (leggi tutto il racconto)